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Livingstone, David (Blantyre, Scozia 1813 - Chitambo, Zambia 1873), esploratore e missionario scozzese. Inviato come medico e missionario nell'Africa meridionale (1840) dalla Società per le Missioni Protestanti di Londra, raggiunse Kuruman, un piccolo centro creato nell'attuale Botswana dal missionario scozzese Robert Moffat, del quale sposò poi la figlia. Si diede subito a svolgere opera missionaria, nonostante l'ostilità dei coloni boeri (bianchi di origine olandese), ma dal 1845 la sua attività prevalente fu quella di esploratore. Nel 1849 attraversò il deserto del Kalahari e raggiunse il lago Ngami. Nel 1851, primo uomo bianco, arrivò, con la moglie e il figlio, al fiume Zambesi. In una serie di nuove esplorazioni tra il 1852 e il 1855, da Città del Capo si spinse fino all'oceano Atlantico, lungo la costa dell'attuale Angola, presso Luanda, e discese lo Zambesi per tutta la sua lunghezza, scoprendo le cascate Vittoria (1855).
Le sue esplorazioni imposero la revisione di tutte le carte geografiche dell'Africa. Insignito di due medaglie d'oro dalla Società geografica britannica (1856), divenne celebre anche per il suo libro, Missionary Travels and Researches in South Africa (Viaggi missionari e ricerche in Africa meridionale, 1857). Nel 1858 fu nominato console britannico nel possedimento portoghese di Quelimane (nell'odierno Mozambico) e nello stesso anno esplorò il fiume Chire, uno dei tributari dello Zambesi, primo europeo a raggiungere il lago Niassa. Nel 1861 attraversò la regione del fiume Rovuma e del lago Chilwa, rimanendo profondamente colpito dagli abusi perpetrati dai commercianti di schiavi arabi e portoghesi sulle popolazioni indigene. Il suo libro Narrative of an Expedition to the Zambezi and Its Tributaries (Racconto di una spedizione allo Zambesi e ai suoi affluenti, 1865), oltre che il resoconto delle sue esplorazioni e un'accurata analisi delle possibilità commerciali offerte da quelle regioni (gli attuali Malawi e Mozambico), conteneva anche una dura condanna nei confronti della tratta degli schiavi. Partito alla ricerca delle sorgenti del Nilo (1866), esplorò lo spartiacque che separa il bacino del Nilo da quello del Congo e, nel 1869, risalendo il fiume Rovuma, raggiunse la sponda orientale del lago Tanganica presso Ujiji.
Nell'ottobre del 1871 si unì a lui Henry Morton Stanley, giornalista ed esploratore anglo-americano partito alla sua ricerca, perchè in Europa non si avevano più notizie di Livingstone da quasi cinque anni. Secondo la tradizione, Stanley si rivolse al collega con la celebre frase: "Doctor Livingstone, I suppose!". Insieme fino al 1872, compirono numerose spedizioni lungo la costa settentrionale del lago Tanganica. Stanley ritornò poi verso Zanzibar e Livingstone riprese instancabile la ricerca delle sorgenti del Nilo, fino alla morte per malattia. Nel 1874 i suoi resti (il suo cuore era stato seppellito dai suoi compagni tra le radici dell'albero sotto il quale era spirato) furono raccolti nell'abazia di Westminster.