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Il rito della
mattanza |
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Fino a una quarantina d'anni fa la mattanza dei tonni era uno
spettacolo tradizionale lungo le coste siciliane, oggi invece sopravvive
in pochissimi luoghi. Favignana č tra questi.
La mattanza (dallo spagnolo matar, uccidere) si svolge tra fine
aprile e metā giugno e, pur nella sua finalitā diretta a catturare i
tonni da vendere sul mercato, riassume storicamente nella mente delle
genti di Sicilia il valore simbolico dell'eterna lotta tra l'uomo e la
natura, qui in forma di animale (ci viene in mente la corrida spagnola o
la lotta titanica tra il marinaio e il marlin ne "Il vecchio e il mare"
di Hemingway): rituale popolare, tradizione corale, cerimonia intensa e
crudele, intrisa di forti significati culturali.
I branchi di tonni spinti dalle correnti orientali del mediterraneo si
ritrovano ogni anno a primavera nelle calde acque del Canale di Sicilia
per l'accoppiamento, ed č qui che i pescatori organizzano il sofisticato
metodo di cattura, secondo una tecnica antica e rigidamente codificata.
Gli animali vengono dapprima guidati all'interno di un sistema di reti e
ancore galleggianti che li incanala verso la "camera della morte"; a
questo punto le imbarcazioni chiudono da ogni lato il quadrilatero e i
tonnaroti issano la rete dove i tonni soffocano, storditi per la
mancanza di spazio e di acqua.
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E' il
momento della mattanza: i marinai colpiscono i tonni con gli arpioni e
li issano sulle barche, mentre l'acqua diventa rossa del loro sangue in
un crescendo impressionante. Al di lā dei fatti simbolici comunque il
lavoro delle tonnare siciliane rappresentava in passato una voce
complessa e importante dell'economia, con grandi stabilimenti (oggi
splendidi esempi di archeologia industriale) e una vera attivitā
imprenditoriale, con un forte indotto, per la lavorazione e la
conservazione del pesce.
Nelle isole le tonnare sono importanti per l'economia sin dal 1453,
quando divennero titolo di baronia. Seguendo poi il flusso degli
interessi marittimi e commerciali dei liguri verso quest'arcipelago, i
Pallavicini-Rusconi, banchieri genovesi, ottennero nel seicento da
Filippo IV di Spagna l'arcipelago e le tonnare, in cambio di un loro
grosso credito. Nel 1878 i Florio, anch'essi di origine ligure e grandi
imprenditori, con due milioni di lire in contanti divennero proprietari
di tutto; fu questa famiglia a rendere moderne le tonnare e a creare gli
stabilimenti industriali per la lavorazione dei prodotti ittici.
Successivamente arrivarono i Parodi, i quali ne divennero a loro volta i
proprietari, confermando il rapporto esistente tra Egadi e Liguria.
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