Sicilia - > Diario di viaggio
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Il diario del viaggio e il Giornale di Bordo
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Sabato 16 Giugno 2007 Marsala - Trapani - Erice - Segesta - Punta Raisi - Venezia |
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Domenica 17 - Venerdì 22 Giugno 2007 Estensione viaggio in Sicilia |
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VENEZIA – PUNTA RAISI - MARSALA
Ritrovo
del gruppo all'Aeroporto di Venezia - Tessera per il volo Alpi Eagles Venezia -
Palermo Punta Raisi delle ore 7,00.
I barconauti sono Lino, Giulio, Gemmy, Luciano, Aldo, Roberto, Gianni e, per la
prima volta Piero da Conegliano. Le auto sono parcheggiate da Brusutti. Il viaggio è per
raggiungere l'aeroporto è un po' movimentato in quanto durante la notte la casa
di Lino è stata visitata dai ladri, che tra l'altro sono entrati in camera da
letto del malcapitato e hanno rubato anche la Porsche. Lino per fortuna è ancora
in possesso del passaporto ancora valido, si attacca al telefonino per le varie
denunce. Sospetta siano stati degli extracomunitari, per cui si lascia andare a
considerazioni estremistiche al riguardo. L'aereo giunge all'aeroporto Falcone e
Borsellino quasi in orario, lì ci aspetta un furgone con autista che ci porta al
Porto turistico di Marsala. Strada facendo Aldo prenota per le 11 una visita
guidata delle Cantine Florio, poco distanti dal porto. Lasciati i bagagli presso
l'ufficietto dell'Agenzia che ci noleggia la barca, ci avviamo verso la Florio. Lì una
gentile signora ci racconta le gesta della Famiglia Florio, definiti i "Re senza
terra", in quanto rappresentavano veramente i regnanti della Sicilia, senza
averne la titolarità. La storia dei Florio iniziata con Vincenzo nativo di
Calabria, si intreccia con quella della Sicilia dell'Ottocento e con la storia
del Vino Marsala, un vino molto tecnologico, nel quale gli Inglesi (Woodhouse e
Whitaker in particolare) hanno contribuito alla creazione e alla diffusione e
conoscenza dello stesso. Le cantine sono situate in un "baglio", tipica
struttura aziendale vinicola della Sicilia occidentale, con differenti corpi di
fabbrica in un'ampia corte interna. La visita inizia dall'atrio prospiciente le
cantine vere e proprie, nel quale campeggia un carretto siciliano, 2 bacheche
con armi storiche compresa una lupara, i busti di Woodhouse, Whitaker e Vincenzo
Florio e un tabellone sul quale è descritto il percorso produttivo dei vari tipi
di Marsala. Vi è anche lo stemma dei Florio e cioè un bassorilievo con un leone
ferito. La visita procede tra le botti posate su un pavimento ricoperto da tufo
e sotto delle splendide volte in mattoni. |
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MARSALA - PANTELLERIA
Alla mattina sveglia alle 8, colazione, doccia in porto e finalmente si parte. Un debole maestrale ci fa prendere la direzione sud (210 °), viene issato il Leone di S. Marco con spada in quanto Gianni sostiene che ci troviamo in zona di Turchi. Per sfruttare al meglio il vento issiamo l'MPS (ovvero Multi Purpose Sail) che è una vela per le andature portanti, realizzata in tessuto da spinnaker, dal quale si differenzia per l'asimmetria del taglio, essendo murato a prua come un fiocco. Purtroppo il vento cala inesorabilmente e dobbiamo procedere a motore. La rotta a 210 ° è quella delle grandi navi, che incrociamo in grande numero. Alle 13 si pranza con ossocollo portato da Piero, formaggio ragusano fresco e vino Grillo. La traversata procede tranquilla, chiaccherando di argomenti vari. Vediamo dei delfini e tartarughe. Alle 18 siamo in vista di Pantelleria. Ci avviciniamo alla costa e in vicinanza di Punta Spadillo si fa il primo bagno, senza ancoraggio. Ci dirigiamo verso il porto di Pantelleria accompagnati da un delfino e dopo qualche traversia riusciamo ad ormeggiare alla francese in banchina. Il crepuscolo ci accoglie nel porto con le luci che si riflettono sull'acqua e con la sagoma scura del castello Barbacane, edificio di nera lava. Ceniamo in barca con spaghetti al tonno, capperi e peperoncino e vino Grillo. Poi sbarchiamo a fare una passeggiata e a prendere gelati, granite e cannoli. |
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PANTELLERIA (Pantelleria - Scauri)
Alla mattina, si scende a terra per una passeggiata e per un cannolo, ci incontriamo con Pino Clesi, il Veterinario più a sud d'Italia, simpaticissimo. Ci accordiamo per la serata. Poi partiamo per il periplo dell'isola in senso orario. Dopo un po' di vela, ci avviciniamo alla costa che è alta, dirupata, selvaggia per via delle nere rocce laviche. A Cala Levante, ancoriamo ad un corpo morto per un bagno di acqua un po' fresca. Una signora sulle rocce mostra il seno, distraendo l'equipaggio che si consola con un antipasto di frittatina con cipolle, acciughine con capperi ed una monumentale pasta alla carbonara. La sete è placata con un ottimo Grillo ed un Merlot da 13,5°, morbido e piacevole. La navigazione procede poi passando di fronte la Punta del Duce (saluto al Duce da parte dell'equipaggio) e alla Punta del formaggio (l'equipaggio festeggia con Ragusano fresco). Quindi costeggiamo la costa sud dell'isola, selvaggia e dirupata con evidenti stratificazioni laviche, fino ad arrivare al porticciolo di Scauri, molto suggestivo ed in parte inagibile a causa di un fortissima mareggiata. Ci raggiunge Pino, che ci porta dapprima a Scauri, poi al Ristorante La Pergola in direzione Pantelleria, facendo 2 viaggi con la sua Panda. Mangiamo carpaccio di tonno, rana pescatrice alla pantesca, grigliata mista con tonno, pesce spada, branzino, gamberoni e seppie. Ritorno alla barca con 2 viaggi di Pino, poi chiacchere e barzellette con Pino e una coppia di Ponzano che passava di lì per caso. |
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PANTELLERIA (Scauri - Pantelleria - Montagna Grande - Specchio di Venere - Az. Vinicola Valenza)
Alla mattina cinque prodi (Roberto, Gianni, Aldo, Luciano e Piero) salgono a piedi
fino alla Cooperativa dei
Produttori di Capperi in Via del Cappero, distante poche centinaia
di metri dal porticciolo di Scauri. I capperi che sono il bocciolo della pianta,
sono di 3 misure, piccoli, medi e grandi. Ci consigliano di prendere i medi. Vi
sono anche i frutti del cappero, che si usa mangiare con gli aperitivi.
Telefoniamo a Stefano Consolo, amico di Mario Paccagnan Mitraglietta, per
noleggiare 2 Panda. Al ritorno dalla Cooperativa, incrociamo lui con Giulio e
Gemmy in un furgone e ci aggreghiamo per andare fino a Pantelleria a prendere le
Panda. Sbrighiamo le formalità, poi ci diamo appuntamento con Pino in una
pasticceria, dove ci mangiamo un meraviglioso cannolo, poi qualche piccolo
acquisto per la cambusa, quindi al distributore di benzina. Raggiungiamo poi
l'ufficio di Pino al macello, che vediamo purtroppo di tutta corsa e ripartiamo
per Scauri. Alla barca decidiamo di mangiare qualcosina di leggero (pomodori
acciughe e melone e quindi tutti (ad eccezione di Gemmy) si parte in direzione
di Sibà. Nelle vicinanze vi è la
Grotta Benikula o sauna naturale, che
raggiungiamo dopo una bella passeggiata tra muretti a secco, fichi d'india, in
costa alla Vallata Monastero tutta ricoperta di vigne di zibibbo. La grotta non
è molto profonda ed è riscaldata da un soffione di vapore caldo naturale. Da Sibà saliamo alla
Montagna Grande (m. 836) il punto più alto dell'isola. La
vegetazione piano piano cambia e alla fine ci ritroviamo in una foresta di pini
marittimi e lecci. Un' area attrezzata è situata prima della cima e pensiamo che
debba essere un luogo molto frequentato quando fa molto caldo. In cima vi è un
grande ripetitore ovviamente visibile da molto lontano. A piedi vi giriamo
attorno per trovare un punto panoramico complessivo: riusciamo a vedere la
cittadina di Pantelleria, la costa fino ad oltre Punta Spadillo e il cono
favoloso del Monte
Gibele, vulcano spento che essendo alto 700 metri ci nasconde la
vista della parte sud est dell'isola. Nella discesa ci fermiamo all'area
attrezzata e beviamo acqua da una fontanella, sebbene ci sia un cartello che
riporta acqua non potabile. In effetti sull'isola non vi sono sorgente (data al
struttura geologica) e tutta l'acqua viene rifornita con navi cisterne.
Raggiungiamo quindi, dopo aver costeggiato per un lungo tratto l'aeroporto
(notiamo che la pista si interrompe bruscamente su un dirupo) il
lago di un
meraviglioso colore turchese e con spiaggia di sabbia-fango bianca, immerso in
una conca naturale circondata su tre lati da crinali ricoperti di macchia
mediterranea, soprattutto fichi d'india. A piedi raggiungiamo la zona "termale"
dove alcuni bagnanti sono ricoperti completamente di fango e dove vi sono delle
sorgenti di acqua calda. Gianni si ricopre ed appare molto buffo. Facciamo tutti
il bagno, l'acqua non è molto profonda ed ha un bellissima temperatura.
Ripartiamo per ritornare a Scauri e nell'ultimo tratto costeggiamo nuovamente la
Valle Monastero questa volta dal versante sud, fermandoci a guardare la bellezza
di quei bassi vigneti di zibibbo e di qualche dammuso
con favolosa veduta del mare. |
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PANTELLERIA - MARETTIMO
La notte trascorre tranquilla, impressionante vedere il plancton e le meduse fosforescenti, a volte così numerose da sembrare un tappeto luminescente. Dalle 3,30 alle 5,30 navighiamo con un buon maestrale. Alle 13 siamo in vicinanza di Marettimo che circumnavighiamo in senso orario da sud ovest. La costa volta a ponente è veramente selvaggio molto scoscesa e praticamente disabitata totalmente. Siamo nell'Area Marina Protetta delle Isole Egadi, ci rendiamo conto di essere nella zona A, quella dove è vietato assolutamente l'accesso, quindi con una strepitosa virata ci allontaniamo dalla costa. A nord dell'isola, troviamo un promontorio marino molto suggestivo (m. 116), Punta Troia, con una fortezza: è l'ex prigione politica borbonica, nella quale era stato rinchiuso Guglielmo Pepe, rivoluzionario della rivolta di Napoli contro i Borboni nell'800. Ormeggiamo in Cala Mantione, appena doppiato il capo. Giulio, Luciano e Lino tentano di fare il bagno, ma un numero infinito di meduse li costringe a recedere. Poi caliamo il tender e Aldo, Luciano e Gianni, dopo aver portato il nostro Chef di bordo Piero ad acquistare delle splendide triglie di scoglio su una barca di pescatori ormeggiata nelle vicinanze, scendono a terra per la scalata del forte borbonico, al quale si accede attraverso un percorso dedicato e molto ben fatto (anche troppo, pensiamo). Arrivati in cima, un cartello ci avvisa che la visita al forte è a nostro rischio e pericolo. La vista è stupenda sul lato nord ed est dell'sola, fino alla cittadina di Marettimo. Vi sono cespugli di capperi dappertutto e notiamo le tre fasi della pianta, la gemma (il cappero classico), il fiore (detta l'orchidea di Sicilia) e il frutto vero e proprio. Ritorniamo al tender e poi alla barca. Alle 17 le triglie sono pronte e sono divorate avidamente dalla ciurma. Si riparte in direzione del paese e quasi di fronte al porto incocciamo su uno scoglio non segnalato (senza danni come sarà verificato successivamente). Ormeggiamo in porto con troppa "sceneggiata" (chi grida a destra, chi grida a manca). Facciamo rifornimento parziale di acqua con taniche, in quanto per ora sono disponibile sono alcune cisterne al termine della banchina di ormeggio. Qualcosa non quadra nei serbatoi dell'acqua e ci rendiamo conto che un serbatoio perde. Facciamo una passeggiata serale per la cittadina per renderci conto della "vita" serale e notturna del luogo, ci prendiamo un'ottima granita lungo un bastione del porto. Alle 22 i più coraggiosi (o meglio sfondrati) Aldo, Lino, Giulio e Piero vanno a mangiare al Ristorante Il pirata. il menù è a base pescetto neonato impastellato fritto (bianchetti), caponata, ricciola alla griglia e cassatella, il tutto innaffiato da 2 bottiglie di Regaleali di Tasca d'Almerita.
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MARETTIMO - LEVANZO - FAVIGNANA
Alle 7 il gruppo culturale (Gianni, Luciano e Aldo) decidono di raggiungere un sito archeologico posto sopra il paese a m. 260, dove si trovano i resti di alcune case romane e di una chiesetta forse normanna. La salita è piacevole e il percorso dedicato, fin troppo bello, sale tra boschi di pino marittimo e lecci, che ricoprono tutta l'isola che è molto ricca di sorgenti. Dopo circa 45 minuti di ascensione, arriviamo al sito, caratterizzato da alcuni resti di case (interessante un opus reticulatum) e cisterne del I sec. AC e una chiesetta ben conservata nella sua struttura. Il panorama è molto bello, in basso il paese con il porto, a sinistra Punta Troia e all'orizzonte, le isole di Favignana e Levanzo e la costa siciliana da Trapani a Marsala. Durante la discesa incontriamo un branco di asini, reintrodotti sull'isola. Raggiunto il paese, integriamo la cambusa con qualche formaggio (in particolare un caprino di Levanzo) e un po' di salumi locali, pane e latte. Riusciamo con molta fatica a rifornirci di acqua posizionando la barca tra numerosi natanti e poi finalmente si parte in direzione di Levanzo. All'uscita del porto siamo inseguiti da un giovanotto che pretende 45 € per l'ormeggio, ovviamente senza ricevuta. A metà percorso, incrociamo una barca di pescatori e il nostro Chef di bordo acquista dei polipi meravigliosi. Piero si acquatta in cucina, prepara i polipi una parte in insalata e una parte in tecia. Come al solito non c'è vento, Giulio timona con perizia. Ad un certo punto viene colto con le spalle al timone (mentre sta mingendo), e al richiamo della ciurma, nega l'evidenza dicendo che "teneva in mano il paterazzo". In realtà con la destra si era aggrappato al paterazzo della barca, ma con la sinistra teneva il suo "paterazzo". Dopo queste ilarità, alle 13 arriviamo di fronte al porticciolo di Levanzo ed ormeggiamo in Cala Fredda. ad est del paese. Un bel bagno con presenza di poche meduse, poi decidiamo di andare a visitare il paesino raggiungendo terra con il tender. La ciurma tuttavia chiede cibo e Luciano richiama all'ordine, dicendo: "Non vi basta quello che avete mangiato prima?". L'equipaggio fa uno sforzo di memoria, ma nelle precedenti ore trova soltanto una bottiglia di Grillo e un po' di bagigi. Decidiamo di soprassedere e scendiamo a terra, per una piccola passeggiata fino al paesino, dove mangiamo una granita, osserviamo la vita attorno al molo e percorriamo alcune viuzze salendo fino alla chiesa. Ritorno alla barca dopo aver degustato un'altra granita al caffè. Leviamo gli ormeggi, puntiamo verso Favignana, con un buon vento. Non ci rendiamo conto tuttavia che tra noi e Favignana c'è la tonnara con la camera della morte che in lontananza è segnalata con delle boe colorate. Una barca di pescatori ci punta e quando ci prepariamo al loro abbordaggio, ci avvisano di virare attorno a 2 boe lontane per aggirare la tonnara. Li ringraziamo e con una serie di bordi entriamo nel porto dell'isola proprio di fronte alla splendida tonnara dei Florio, i primi a creare una fabbrica di inscatolamento del tonno. Il tramonto ci coglie sotto il forte di S. Caterina. Brindisi con Lligrìa e poi cena favolosa in barca a base di polipi in insalata e in tecia. Applausi al cuoco. Il vino bianco comincia a scarseggiare, ripieghiamo sul Merlot. Dopocena passeggiata in centro, piazzetta del Municipio, Villa Florio, Chiesa Matrice e poi granita per tutti nella graniteria centrale (gusti: gelso, mandorle, limone, anguria, caffè, ecc.)
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FAVIGNANA - MARSALA
Alle 7,40 il gruppo culturale (Aldo, Gianni, Luciano e Giulio) + il cassiere Lino cooptato per la sua qualifica, affronta la salita al forte S. Caterina alto ben 302 slm, forte angioino su torre d'avvistamento saracena, usato come carcere dai Borboni. Prima di salire passiamo davanti all'ingresso della tonnara Florio dove è in allestimento il Museo archeologico subacqueo. La salita è per uomini duri, irta e priva di alberi. Il forte risulta abbandonato, comunque dall'alto si gode una vista stupenda sulla dorsale montagnosa dell'isola, le 2 ali della "farfalla" di Favignana, sulla cittadina di Favignana con il porto e la tonnara dei Florio, sulle isole di Levanzo e Marettimo e sulla costa trapanese. Con il walky-talky, chiamo la barca, risponde Roberto che riesce a vederci vicini al "paraboloide" nei pressi del forte. Percorriamo i vari ambienti e terrazze del forte, con tanto di fotografie-ricordo. Ritorniamo al paese verso le 10, ne approfittiamo per godere del movimento della gente, per mangiarci una granita e un arancino per acquistare il tonno in scatola o in vasetto e per scrivere alcune cartoline. Una pescheria attira la nostra attenzione con un tonno appeso di circa 200 kg. Il nostro chef decide di acquistare qualche trancio per la cena finale. Alle 11 si parte in direzione ovest, doppiando Punta Sottile per ormeggiare in una baia a sud, Cala Rotonda, dove facciamo l'ultimo bagno, caliamo anche il tender e raggiungiamo terra. Nell'avvicinarci ad un arco naturale, veniamo assaliti da una gabbiana che difende la covata di tre pulcinotti, con pelo folto. Con temerarietà camminiamo sopra l'arco, mentre Giulio ci raggiunge dall'acqua e per un attimo ci chiediamo chi è più in pericolo, chi sta sopra o chi sta sotto l'arco? Successivamente con il tender passiamo molto vicini ai pulcinotti, ma la gabbiana, pur vedendoci, non ci teme, molto interessante la definizione di territorio. Ritornati sulla barca, pranzo leggero con ossocollo e formaggio per finire le scorte e del Nero d'Avola. Quindi a vela in direzione di Marsala dove arriviamo per le 20, facciamo rifornimento di gasolio e poi ormeggiamo. Ultima cena con pastasciutta al tonno fresco, ultima bottiglia di Nero e per finire la bottiglia di Moscato Passito di Salvatore Valenza per un ultimo brindisi. Passeggiata serale fino a Piazza Marconi dove attirano la nostra attenzione degli altissimi alberi di Ficus.
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MARSALA - TRAPANI - ERICE - SEGESTA - PUNTA RAISI - VENEZIA
Alla mattina, preparazione
bagagli, colazione, doccia in porto, consegna barca. Passeggiata per il
centro storico di Marsala, visitando il
mercato ittico, arrivando a Porta
Garibaldi, percorrendo poi la via Garibaldi fino alla Cattedrale, poi
passeggiata in via XI Maggio fermandoci nella Pasticceria del Corso, per
degustare cannoli e granite. Poi ritorno verso la zona del porto e pranzo al
Ristorante “I bucanieri” a base di antipasti di pesce (polpette di tonno,
tonno sott’olio, sarde fritte, polipo, bruschette al pomodoro fresco e
secco, bottarga e filetto stagionato di tonno, gamberetti con rucola e
grana, ecc. vino Grillo della Cantina Europa.
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