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GIORNALE

DI

BORDO

(ESTRATTO)

 

 

Venerdì 1 giugno 2001

 

Ritrovo alle 21,30 al Porto della Lega Navale di OLBIA. La ciurma è costituita da Capitan Giulio, il nostromo Gemmy, i mozzi Gianni e Francesco e gli aspiranti mozzi Aldo e Mario. Lo skipper nonché armatore del Carango è Andrea.

 

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Il CARANGO è un vecchio ketch (1975) di 15,5 metri di lunghezza più 1,5 di bompresso. E' dotato di randa, randa di mezzana (dell'albero di mezzana) e 2 fiocchi (genoa e trinchetta). La stazza è di 21,7 tonnellate e lo scafo è in acciaio. E' molto confortante sapere che se si gratta sul fondo con la chiglia, non si va a fondo direttamente.

Andrea è originario di Biella, ma attualmente, quando non è per mare, vive a Sassari. Non appena arrivati, ci prepara una abbondante spaghettata con gamberetti e cozze, che viene smantellata rapidamente dalla ciurma affamata.Ottimo inizio per la cucina di bordo, innaffiata da Vermentino di Gallura Giogantinu, vendemmia 2000. Il Sommelier Aldo approva.

Argomento del dopocena: "I costumi sessuali delle popolazioni mussulmane", sia in loco, nei paesi di origine, che in Italia. Trattasi di argomento non ignoto alla ciurma, anzi si direbbe routinario, ma che in tutti questi anni non è stato ancora a sufficienza approfondito.

 

Sabato 2 giugno 2001

 

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La cambusa è già stata fatta parzialmente da Andrea, per cui alle 9 usciamo dal porto di OLBIA con un discreto maestrale, 10-12 nodi.

Passiamo a filo Capo Figari e ormeggiamo nella baia più bella di MORTORIO, a SO dell'isola a pochi metri dalla spiaggia più bella. A mezzogiorno in punto tutti a mollo per il primo bagno del 2001. L'acqua è molto fredda, si sprecano le urla e le maledizioni. Poi mettiamo in acqua il tender, dotato di un piccolo motore Honda di 2 cavalli, e raggiungiamo in pochi minuti la spiaggia. Notiamo gran quantità di signore e signorine con le tette al vento, con diametri variabili dalle mele, ai meloni, alle angurie.

Torniamo con robusto appetito e mangiamo orecchiette e conchiglie al sugo di pomodorini ciliegini, pasta di acciughe e pesto alla genovese. Alle 15 il maestrale è rinforzato, togliamo l'ancora e di bolina stretta risaliamo la Sardegna fino a raggiungere Cala Brigantina, sulla costa est di CAPRERA. E' una piccola cala deserta, dove ormeggiamo con doppia ancora (prua e poppa). Ceniamo con cosce di pollo annegate nella birra e cosparse di curry, il tutto trangugiato con l'aiuto del Vermentino fresco.

Argomento della serata: "I costumi sessuali dei mammiferi domestici". Relatore il Veterinario Aldo. Molte le richieste di chiarimenti da parte dell'uditorio assatanato, poche le risposte congrue. Non è stata sufficientemente approfondita la geometria della mona (vulva) della cavalla. A letto tutti con questa curiosità non appagata.

 

Domenica 3 giugno 2001

 

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Per tutta la notte è soffiato il maestrale e al mattino ci ritroviamo a 20 metri dalle rocce per il ben noto fenomeno di "aratura dell'ancora". Lo skipper, per evitare tale deprecabile evenienza, aveva messo a punto un sistema di allarme costituito da una cintura di piombi adagiata sul fondo nei pressi della barca, collegata tramite sagoletta ad un congegno di pentole, pignatte e colapasta, che avrebbero dovuto rovinosamente e rumorosamente crollare in caso di aratura dell'ancora. Purtroppo la sagoletta si è incattivita su qualche manovra del ponte, bloccando il sistema d'allarme. Andrea si mette la muta e verifica che l'ancora aveva abbracciato l'unica pietra della baia dal fondo sabbioso.

Prima di lasciare Cala Brigantina, un manipolo di valorosi (Giulio, Gianni, Francesco e Aldo) scende a terra e si avventura sulla collina ricoperta di macchia mediterranea sovrastante la spiaggetta della cala. Giunti al crinale, oltre ad uno splendido panorama su Caprera, immediatamente sottostante, e più lontano su La Maddalena e S. Stefano, troviamo i ruderi di un vecchio forte. Lo esploriamo e in alcune stanze troviamo numerose scritte sulle pareti. Una in particolare cattura la nostra attenzione: "Gabriella  P. (omettiamo il cognome in ragione della privacy) sei una troia". Colpiti dal messaggio, esploriamo altri ambienti, trovandone un altro: "Gabriella P. mezza Maddalena sa che sei una troia". Discutiamo a lungo sul significato del messaggio: forse la metà di La Maddalena che ignora questa notizia è composta dalle donne? E' probabile, ma allora perché il moroso (verosimile autore delle frasi) non lo sapeva? In fondo, lo sapevano già tutti i maschi di La Maddalena. Cerchiamo inutilmente il numero di telefono di Gabriella!

Alle 9,30 lasciamo Cala Brigantina e circumnavighiamo Caprera verso Sud. C'è un maestrale maledetto (40 nodi) che spazza il mare e crea un aerosol micidiale. A seconda del bordo, talora la barca in bolina stretta si piega fino ad avere in acqua la falchetta. Non c'è un cane in giro per il mare! Nonostante al timone ci sia la figura rassicurante di Gemmy, ad un certo punto la ciurma spontaneamente con apposito canto invoca San Fanurio, protettore dei naufraghi (Viva, viva San Fanurio, protettore dell'anima mia! Viva, viva San Fanurio, ecc.). Il tempo è nuvoloso e fa freddo. A mezzogiorno, sotto le raffiche di maestrale, arriviamo al porto della MADDALENA. Frugale insalata di pomodori, mozzarella e salamino sardo preparata da Andrea e Francesco.

Nel pomeriggio il momento culturale-scientifico è tenuto da Aldo, sul tema: "L'unità di misura del rutto". Secondo il relatore, essa è il "canard". Un rutto di intensità di 1 canard è quel rutto che è in grado di spiumare un canarino posto ad 1 metro di distanza!

La Maddalena è una cittadina graziosa senza particolari emergenze artistiche. Spicca comunque la bomba lanciata da Napoleone Bonaparte nel 1797 verso La Maddalena, incastratasi nel selciato davanti il municipio, dove rimase per molti anni, per poi essere trasferita nell'ufficio del Sindaco. Non è possibile vederla, pare sia utilizzata per intimidire la minoranza in Consiglio comunale!

La sera in una trattoria, mangiamo ottimi spaghetti alla bottarga, poi grongo e gattuccio e seppioline. Buono il vino: Vermentino Funtanaliras e Capichera. Tuttavia 2 bottiglie vengono rimandate indietro perché sanno di tappo. L'astuta ostessa (una giovine mora butterata) si vendica facendoci pagare uno sproposito (64.000 £ a testa). La ciurma torna alla barca meditando sulla perfidia del genere umano.

 

Lunedì 4 giugno 2001

 

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La mattina alla MADDALENA è bellissima, cielo sereno e brezzolina di grecale che stempera il calore. La ciurma si dedica agli acquisti dei più disparati souvenir, mentre Gianni e Aldo rinforzano la cantina di bordo con diversi Vermentini, con Cannonau di Dorgali e con Monica di Sardegna.

La mattinata trascorre così tranquillamente. A mezzogiorno partiamo e spinti dalla brezza di grecale, raggiungiamo rapidamente RAZZOLI, dopo essere passati davanti la Spiaggia Rosa di BUDELLI. Ormeggiamo nelle stupende "Piscine" di S. MARIA su acque smeraldine chiarissime che sfumano dal verde all'azzurro, al blu e al cobalto. Bagno alla grande fra piccolissimi isolotti costituiti da massi arrotondato di granito rosa, che risaltano sull'acqua di smeraldo. Spaghettata con pomodorini e capperi.

Al pomeriggio attraversiamo la Bocche di Bonifacio per raggiungere le ISOLE LAVEZZI (Corsica) dove arriviamo alle 20. Ormeggiamo alla ruota in una piccola baia aperta sud, circondata da massi di granito rosa caoticamente ammonticchiati sul piano stepposo. Sbarchiamo e andiamo a vedere il tramonto su Bonifacio e la sua falesia con l'ultimo sole che disegna strane ombre sulle rocce.

La sera, sotto la luna piena, il Carango si culla nella baia, mentre l'equipaggio divora tre pesci gallinelle. Argomento culturale della giornata: "L'educazione dei figli". Relatore Giulio.

 

Martedì 5 giugno 2001

 

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Risveglio alle 8. Montiamo il tender per raggiungere l'isoletta sormontata dal monumento in memoria dell'equipaggio della fregata francese "SEMILLANTE", naufragata il 15 Febbraio 1855 con 705 uomini. Era partita il 14 Febbraio da Tolone per raggiungere Sebastopoli assediata. Incontrò una tremenda tempesta di maestrale davanti a Lavezzi la notte successiva. Morirono tutti compreso il Comandante Gabriel Jugan. Furono recuperati 600 corpi, che riposano in 2 cimiteri sull'isola.

Quando l'equipaggio monta sul tender, scoppia la diatriba già verificatasi la sera prima tra Giulio (fautore del remo) e Mario (fautore della pagaia), che aveva portato il gommone a girare in tondo, tra l'entusiasmo degli abitanti di altri 5-6 yacht in rada. Stavolta la stessa polemica scoppia tra Francesco (pagaia) e Giulio (sempre remo) e riprendiamo a girare in tondo. L'entusiasmo dei guardoni delle altre barche è al massimo. Finalmente riusciamo a raggiungere il monumento, attorno al quale sostiamo in deferente omaggio, poi visitiamo il cimitero, dove l'unica salma riconosciuta è quella del comandante Jugan. Non fu possibile riconoscere nessuno degli altri 599 corpi recuperati. Toccante è la lettera della madre "A Gabriel, mon fils" posta in epigrafe sulla sua tomba.

All'una mangiamo un'ottima pasta con le melanzane. Quindi, sotto un ponente di 18 nodi e con alcuni bordi di bolina, raggiungiamo alle 18 le bianche falesie di BONIFACIO. Il sole al tramonto illumina con luce calda le mura di Bonifacio, posta sopra un promontorio alto circa 50 metri. Entrati nel fiordo posto dietro il promontorio, ormeggiamo nel porto protetto. L'argomento scientifico della giornata: "Mucca Pazza". Relatore: Aldo. Si conclude che si può mangiare senza rischio un'intera vacca italiana, anche cruda, se si scartano gli organi a rischio.

Sbarcati, dal porto risaliamo la strada per il borgo murato, che visitiamo rapidamente. Bella la chiesa Parrocchiale di S. Maria Maggiore, del '200, di granito dal caldo color nocciola. La cittadina è molto turistica, ma ben conservata. Ci fermiamo in un bar con vista sulle Bocche di Bonifacio e sulla Gallura e degustiamo la birra corsa. S'introduce spontaneamente l'argomento culturale della giornata:"Negare, negare sempre, negare anche l'evidenza col rispettivo coniuge?". Le opinioni sono varie e tutti sono relatori sull'argomento, riportando numerose esperienze sia proprie che di amici fidati. Alle 9 di sera non si sono ancora raggiunte posizioni comuni sullo scottante argomento, ma comunque prevale a maggioranza la tesi favorevole a "negare, negare sempre".

Ci aspetta ora la "Cantina Doria", dove mangiamo un'ottima zuppa corsa, ottimi affettati come antipasti e un'ottima trippa (pare quella parmigiana, anche se è corsa). Giulio rompe le scatole al cameriere per avere fuori menù un piatto di melanzane ripiene. Tutti le assaggiamo e sono molto buone. Il vino non ci entusiasma, sia il rosso "de pays" in caraffa, sia il bianco aromatico, ma senza corpo. Ottimi i dolci, Creme Caramel al cedro, profiterol  e dolce di castagne.

Ritornati alla barca, alcuni fanno le ore piccole, fumando sigari cubani e bevendo rum Pampero. Nella notte, si sente da più parti un russare marcato e molesto di varie tonalità che invade tutta la barca, con il rischio di mandare in risonanza lo scafo d'acciaio.

 

Mercoledì 6 giugno 2001

 

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Un'altra gloriosa giornata di sole ci coglie nel porto di BONIFACIO. Facciamo cambusa (coppa, vini, formaggi di pecora, cosciotto di agnello tutti rigorosamente corsi). Salpiamo le ancore e sotto un maestrale di 22 nodi risaliamo verso Ovest la Corsica dopo aver doppiato Le falesie e Capo Pertusato per giungere nel Golfo di SANTAMANZA, dove alle 14 circa ormeggiamo in una rada riparata, davanti a due bellissime spiagge deserte. Poco dopo subiamo l'incursione di quattro poliziotti francesi partiti in gommone da una lancia, che controllano i documenti di tutti, tranne di Gianni ed Aldo (di loro si fidano). Dopo un bel bagno nell'acqua fredda, alle 16 amatriciana innaffiata da Cannonau.

Nel tardo pomeriggio lasciamo Santamanza e, in bonaccia totale, raggiungiamo la Baia di Rondinara, protetta da basse collinette rivestite di macchia, uno specchio d'acqua sul quale sono ormeggiate altre 12 barche. Gli occupanti di queste sono quasi tutti raggruppati sulla spiaggia a cantare e ad urlare: pensiamo si tratti di una setta di satanisti e organizziamo dei turni di sentinella per la notte. Cena con coppa e formaggi pecorini corsi. Argomento scientifico della giornata: "Come spendere in telefonini il proprio stipendio". Relatore: Aldo. Argomento culturale: "I vini californiani: questi sconosciuti". Relatore: Aldo. Conclusioni: beviamoli, ma solo se andiamo in California.

 

Giovedì 7 giugno 2001

 

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Sempre bel tempo, ci si sveglia cullati da un fresco maestrale, mentre i satanisti dormono. Argomento scientifico durante la colazione: "Anche il gasolio ha un'anima e può ammalare". Relatore: Andrea. Ci spiega che durante una traversata atlantica, il suo gasolio si è "ammalato" e lo ha trattato con un antifungino (ditiocarbamato) per evitare che "muoia" trasformandosi in fango. Sarà.....Ci dirigiamo verso le Isole CERBICALI, che fanno parte del Parco Internazionale Corsica-Sardegna, dove sbarchiamo. I migliori raggiungono le isole a nuoto, Mario con il tender. Aldo chiede un passaggio per il ritorno e Mario si esibisce in una virata "alla Casiraghi", incocciando in uno scoglietto e rompendo così il "parastrappi" del motore. Rimangono sull'isoletta circondati da gabbiani ciarlieri e sogghignanti, mentre il resto dei migliori torna a nuoto. Poco dopo, mentre i nostri tornano remando e pagaiando, discutendo su chi ha la responsabilità di un'imbarcazione in mare, sull'isola sbarca una coppia in gommone e subito dopo, un altro gommone dei Guardaparco che li scacciano, dato il divieto di accesso esistente. Oltre alle 2 guardie, c'è una bella ornitologa che verifica eventuali danni agli uccelli dell'isola. Poi se ne vanno, nonostante l'invito di Giulio all'ornitologa di continuare l'indagine a bordo del Carango. Ottima pastasciutta al peperone.

Nel pomeriggio, in bolina larga, arriviamo a PORTOVECCHIO. Saliamo al paese arroccato su una collina e leviamo un Pastis nella piazzetta principale sotto un albero che si stende sopra i tavolini. Passeggiata per il centro e poi cena in barca con cosciotto di agnello (il meglio della cucina di Andrea) accompagnato dal vino rosso corso Orsini. Argomento culturale: "La riapertura dei casini". Relatori: Gemmy e Giulio. Tutti concordano con la necessità di regolamentare la professione, difendendo i diritti delle professioniste.

 

Venerdì 8 giugno 2001

 

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Partiamo da PORTOVECCHIO sotto un libeccio che ci costringe alla bolina. poi passa a ponente al largo delle Cerbicali, che oltrepassiamo a Est, e cambia poi in scirocco nelle Bocche di Bonifacio. in conclusione ce l'abbiamo sempre contro. Argomento scientifico: "Che ci sia una maledizione che da sempre accompagna il nostro gruppo e ci costringe sempre alla bolina?" Relatore: Gemmy. Conclusioni: faremo studi per verificare chi del gruppo storico (Giulio, Gianni, Gemmy) porta "sfiga", per epurarlo.

Si arriva alle 14 a Caprera, nella splendida Cala COTICCIO: acqua smeraldo, granito rosa, spiaggia bianca, cielo azzurro. Bagno eccezionale. La ciurma a pranzo spazza via un'ottima insalata di champignon crudi accompagnati da scaglie di grana. Nel frattempo accade un avvenimento che che distrae la ciurma: a 30 metri ormeggia un motoscafo con tre manzi e tre giovinette con le tette al vento; una, mora, ha il tanga e dimena con grazia le chiappe: La ciurma si affolla sul ponte per ammirare lo spettacolo, la mora si esibisce in un numero da circo, o più esattamente, da Vigili del fuoco (pompieri). Argomento scientifico: "Come mai l'effetto della ragazza in tanga si è avuto più su Gemmy che sul motoscafista?" Secondo il fisico Mario si tratta di "Fisica paranewtoniana".

Alle 18, a malincuore togliamo l'ancora e ci dirigiamo verso Palau. Le ultime miglia veleggiando "a farfalla" condotte con braccio fermo da Gianni come timoniere. Argomento culturale: "Chi erano le fanciulle di Cala Coticcio?" Relatori vari. Conclusioni: secondo Gemmy la mora con il tanga era la nostra Gabriella P., le altre due sono moldave secondo gli altri. A Palau, ultima cena in pizzeria. Andrea ci confida di essere pronipote del fondatore di un'importantissima Casa vinicola di Sardegna.

 

Sabato 9 giugno 2001

 

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Sotto un cielo un po' coperto (...e chi se ne frega?) facciamo le valigie e dopo un'ultima pastasciutta in barca prendiamo un pulmino taxi per l'aeroporto di Olbia.

 

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