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CANARREOS

IL MARE E I CAYOS EQUIPAGGIO LA BARCA ITINERARIO DIARIO DI VIAGGIO ISLA DE LA JUVENTUD

Il diario del viaggio e

il Giornale di Bordo

 

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Martedì 18 aprile 2006             Venezia – Parigi - L’Avana

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Mercoledì 19 aprile 2006          L’Avana

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Giovedì 20 aprile 2006              L’Avana

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Venerdì 21 aprile 2006             L’Avana – Marina Hemingway

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Sabato 22 aprile 2006               Marina Hemingway – Cienfuegos

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Domenica 23 aprile 2006          Cienfuegos – Cayo Sal

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Lunedì 24 aprile 2006               Cayo Sal – Cayo Largo

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Martedì 25 aprile 2006              Cayo Largo – Cayo Rosario – Cayo Cantiles

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Mercoledì 26 aprile 2006          Cayo Rosario – Cayo Cantiles – Cayo Avalos

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Giovedì 27 aprile 2006              Cayo Avalos – Cayo Campos – Cayo Hicacos

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Venerdì 28 aprile 2006              Cayo Campos – Cayo Matias

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Sabato 29 aprile 2006                Cayo Matias – Nueva Gerona (Isla de la Juventud)

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Domenica 30 aprile 2006           Nueva Gerona (Isla de la Juventud) – L’Avana

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Lunedì 01 maggio 2006             L’Avana – Parigi - Venezia

 

Martedì 18 aprile 2006

VENEZIA – PARIGI - L’AVANA

 Ritrovo del gruppo all'Aeroporto di Venezia - Tessera per il volo AF Venezia Parigi. Il viaggio è piacevole e il panorama sulla Pianura Padana e poi sulle Alpi è favoloso, è ben visibile il Monte Rosa, il Cervino, la cui punta sbuca dalle nuvole e la maestosità del Monte Bianco. Arrivati all'aeroporto di Orly, trasbordo su Volo Air France destinazione L’Avana, con arrivo alle 18 ora locale (mezzanotte in Italia). Viaggio piuttosto monotono, con un piccolo risveglio quando si costeggia la costa della Virginia e della Florida negli Stati Uniti. Dopo le numerose pratiche burocratiche compresi controlli con metal detector (in uscita!), con un taxi raggiungiamo al tramonto la nostra residenza, cioè una casa particular nel quartiere del Vedado, che raggiungiamo attraversando la Plaza de la Revolucion, dove si trova il monumento e la torre di Josè Martì e campeggia la monumentale effigie di Che Guevara. La sistemazione è su tre appartamenti con camera a due posti e bagno privato. Aldo e Giulio sono da Guillermina, Gemmy e Roberto ad un piano inferiore così pure Lino e Gianni. Guillermina è molto gentile, ci presenta il marito ed un ospite italiano, tale G. alquanto strano e misterioso, il quale, con fare da padrone di casa, ci offre subito un ron Havana Club. L’indicazione dei nostri ospiti per la cena è il Jazzcafé, poco più avanti di fronte al l’Hotel Melia Cohiba. Si paga 10 Pesos convertibili (la moneta virtuale inventata da Fidel Castro per i turisti ed equivalente ufficialmente ad un dollaro USA, ma in realtà equivalente ad 1 Euro), si può mangiare e bere quello che si vuole, poi si paga la differenza. Lo spazio per una orchestra jazz è pronto ma comincerà a suonare alle 23. Il gruppo è al completo tranne Gianni, che preso dal sonno, preferisce rimanere in camera. L’inizio è sfavillante con un Mojito sognato da lungo tempo, poi si passa a piatti di carne, veramente speciale, costate, cordon bleu, spiedi, ecc, il tutto innaffiato da una birra buonissima, la Bucanero in bottiglia. La stanchezza sopravviene per tutti  e alle 22 (le 4 in Italia) siamo a letto a lottare con il caldo a cui non siamo abituati.

 

Il Monte Cervino dall'aereo aaaa

Il Monte Bianco  aaaaaaaaaaa

L'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi

Gemmy in aereo aaaaaaaaaaaaaaaa

L'Obelisco di Martì all'Avana

Mercoledì 19 aprile 2006

L’AVANA

Alla mattina dopo un caffè e dopo aver salutato i nostri ospiti, il gruppo si raduna e si parte alla visita della splendida città. Un taxi ci porta fino al cuore della Città Vieja e precisamente a Plaza de Armas, sulla quale insistono il Castello de la Real Fuerza, a protezione della Città, il Templete, il Palazzo del “potere” coloniale e cioè il Palacio de los Capitanes Generales. La piazza è molto viva e piena di venditori di libri e stampe. Nel mezzo un giardino con la statua di Manuel de Cespedes. Attraverso Calle de Oficios, raggiungiamo il complesso della Chiesa di San Francisco. Alle spalle della chiesa vi è un giardino con una chiesetta ortodossa. Procediamo alla visita della Chiesa, gratuitamente grazie ad una bella ragazza mulatta: vicino all’altare un gruppo musicale di ragazzi sta provando, passiamo poi alla visita dei chiostri con giardino e alla salita sul campanile, da dove spaziamo sulla città, sulla Baia, sul Porto. Numerose custodi del complesso continuano a chiederci se abbiamo il biglietto di ingresso e vogliono farcelo pagare. Ai primi tentativi, diciamo che ci hanno lasciato entrare gratis, poi aguzziamo l’ingegno e diciamo che lo abbiamo pagato, con la soddisfazione di tutti. All’uscita prendiamo la direzione di Plaza Vieja, riuscendo ad evitare qualche invito al sesso, anche minorile. Da Plaza Vieja proseguiamo in direzione della Catedral e nel percorso, ci fermiamo ad un mercatino rionale dove osserviamo la preparazione del guarapo ovvero succo di canna da zucchero. Ci beviamo un bel bicchiere ciascuno e sebbene il costo è di mezzo peso cubano (un peso convertibile equivale a 24 pesos cubani) siamo “costretti” a pagare un peso convertibile a testa. In poche parole, paghiamo l’equivalente di 288 bicchieri!! Complimenti!! Un avventore, inoltre, offre a nostre spese un bicchiere ad una donna incinta e pretende un altro pagamento per lei…..lo mandiamo a quel paese! Arrivati alla Plaza de la Catedral, entriamo nella chiesa e dopo un breve riposo, si va fino alla Bodeguita del Medio per un sognato Monito. Un ragazzo ci sconsiglia di berlo lì e ci accompagna ad un hotel nelle vicinanze dove in un dolce patio finalmente ci rinfreschiamo con la menta hierbabuena di uno desiderato Mojito. Si cerca il luogo del pranzo. All’angolo della Piazza della Cattedrale un ragazzo ci invita a seguirlo fino ad una casa particular e il gruppo di “idealisti” si ritrova n una stanzetta calda al massimo rinfrescata da un paio di ventilatori. La cuoca è una ragazza di colore che, arrivata in contemporanea con noi indossando una divisa da poliziotta con tanto di minigonna, si butta sui fornelli di una stanzetta di 2 mq per preparaci una “mariscada”, costosa come l’oro, che accompagniamo con numerose birre locali “Bucanero”. Ci tiene compagnia una coppia di Belluno, che ci racconta un po’ di avventure locali, ma che non ci convince fino in fondo. La cuoca (poliziotta) dice che Gemmy le è simpatico perché è un comelon (mangione). Un bel sigaro (il primo a Cuba!) poi di corsa a visitare Il mitico Museo de la Revolucion con il giardino del Granma, attraversando la Havana più popolare fatta di vicoli, gente sui portoni, musica dalle finestre aperte. I nostalgici si gustano all’inverosimile tutte le reliquie della Rivoluzione Cubana. La direzione successiva è il Parque Central, cuore di centro Havana, nelle cui vicinanze è El Floridita, il celebre locale di Hemingway e del suo Daiquirì. I nostri Daiquirì sono 2 per cranio, accompagnati da banane fritte e da un delizioso e ottimo complesso musicale che ci allieta con canzoni tipiche cubane. Ritorno a casa con taxi. Troviamo G. a casa con la giovane moglie, approfondiamo la conoscenza. Qualche dubbio ci nasce ascoltando lo stile di vita che fa a Cuba: rum, sigari, massaggi, poco lavoro e comunque quando lo desidera, ecc. Nei giorni successivi, ci faremo tante domande e supposizioni: saranno veri i racconti? E la eventuale moglie a casa come la prende? La moglie cubana saprà che c’è una possibile moglie in Italia? Come farà a non farsi scoprire? ecc., ecc. Acquisto all’Hotel Melia Cohiba dei biglietti per lo spettacolo di cabaret all’Hotel Nacional, molto piacevole (non a livello del Tropicana) e con un gruppo molto vivace di scolari soprattutto ragazze colombiane che all’unisono cantano una canzone del loro paese. Il ritorno a casa è a piedi, dapprima sulla Rampa la via centrale del Vedano, poi alla Piazza Coppelia con la celebre gelateria, dove 2 chicas tentano di circuire Giulio parlando di un oggetto misterioso, tale Boio. Deluse, desistono ed il gruppo torna compatto al Paseo del Vedado per un sonno ristoratore.

 

Cannone al Castillo de la Real Fuerza

La Catedral dell'Avana aaaaaaaaaaa

Guarapo all'Avana aaaaaaaaaaa

Al Museo de la Revoluciòn aaaaaa

Spettacolo all'Hotel Nacional

Giovedì 20 aprile 2006

L’AVANA

Alla mattina, un gruppetto di fortunati (Gemmy e Roberto) fanno colazione alla “grande” a casa (con lauto compenso), mentre gli altri si devono accontentare di un misero caffè. Il programma della giornata prevede la vista del Capitolio e della famosa fabbrica di sigari Partagas. Quindi entriamo al Capitolio Nacional e subito al bar facciamo una splendida colazione con caffè, the, yogurt, succhi di frutta e frutta fresca. Il Capitolio, costruito su imitazione di quello americano, ospitava il Parlamento. La visita inizia dall’ingresso situato sotto la bellissima cupola dove è situata una altissima statua della libertà in bronzo fusa in Italia. Dall’ingresso partono due ampi saloni longitudinali. In fondo a quello di destra vi è la Camera parlamentare, nella quale ci facciamo fotografare da una simpatica custode. Immancabili foto con lei e scambio di e-mail (il suo è vionegradefuego@.....). Il gruppo comincia a sognare…. La visita prosegue seguendo l’itinerario nel quale si visitano numerose sale, per poi ritornare a punto di partenza. Usciti dal Capitolio, il gruppo si dirige verso la Partagas, situata immediatamente dietro. La visita è guidata ed interessante: dapprima la preparazione delle foglie di tabacco, poi la preparazione dei sigari, la rifinitura della cappa, poi il confezionamento. Il tutto corredato da numerose informazioni sui sigari. La visita è condotta da un simpatico ragazzo (che poi ci venderà degli ottimi Cohiba), con il quale Giulio entra in discussione sulla qualità dei sigari Toscani, con sommo disappunto dei presenti, proprio nel tempio dei sigari cubani. Visita allo spaccio della fabbrica (i prezzi sono su livello europeo), rapidi accordi con il ragazzo per un incontro per la vendita di sigari, poi decidiamo di andare a pranzo. Arrivati al Parque Central, “scortati” da un uomo che voleva venderci sigari e “case” per sigari, visitiamo la hall dell’Hotel Inglaterra, il più vecchio dell’Avana, vediamo il bar, il ristorante e decidiamo di fermarci per pranzo. L’ambiente è veramente bello e piacevole, aria condizionata, ottimo servizio, musica con pianoforte (e anche canzoni italiane), assaggiamo anche i fagioli neri con il riso (Moros y Cristianos), ordiniamo vino cubano prodotto da una cantina italiana a Cuba (Fantinel), purtroppo terminato, e quindi ci accontentiamo di vino spagnolo. Intanto al momento del caffè, riceviamo la visita dell’uomo che voleva venderci sigari, interrotta dal direttore dell’albergo, che invitava l’uomo a seguirlo per denunciarlo alla polizia, in modo alquanto inopportuno, anche perché non ci aveva venduto ancora niente. Al momento del conto, la sorpresa è che il totale da pagare è nettamente inferiore a quello del giorno prima nella casa particular, e verrebbe spontaneo esclamare “scusi ci deve essere un errore”, come nel celebre spot pubblicitario di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma se qualcuno lo avesse detto veramente Gemmy avrebbe preso “provvedimenti” immediatamente in loco. Usciti dall’hotel, passeggiamo verso Calle Obispo, fumando un buon sigaro, quando Giulio viene “abbordato” da un ragazzo, un tale Ahmed, figlio di un tunisino e di una cubana. Il ragazzo ci accompagna per un lungo tratto, poi ci vuole portare a visitare i “luoghi” del Buena Vista Social Club. Calle Obispo è una via di passeggio e di shopping, che unisce Havana Centro con Havana Vieja. A metà circa, vediamo che la celebre Farmacia Taquecher ha subìto recentemente un incendio che l’ha distrutta irrimediabilmente, un vero peccato. Ritorniamo verso il Parque Central con Ahmed, Gemmy entra nel mirino dei Cubani, dapprima un tale lo apostrofa con “Heavy”, forma gentile di “ciccione” per “regalargli” una moneta con l’effigie di Che Guevara, poi un altro lo chiama “Hemingway”. Finalmente arriviamo al Bar Nautilus, covo di Eliades Ochoa, dove beviamo un ottimo Mojito, poi attraverso dei quartieri molto interessanti dell’Avana Centro, purtroppo in rovina e decadenza, arriviamo al Barrio Chino, il quartiere cinese, ed entriamo nel Bar Peking gestito dalla figlia di Compay Segundo. Ritornati al Parque Central, salutiamo Ahmed (sembra un saluto di addio!), che ci assicura che la sera sarà presente nel gruppo che suona alla “Casa de la Musica”, il celebre locale di musica cubana, e che ci porterà delle amiche che ci terranno compagnia. Increduli, ci salutiamo, una parte del gruppo torna a casa in taxi, una parte con i simpatici “Cocos”. Tutti pronti per una serata de fuego. Un po’ di riposo, poi pronti per raggiungere in taxi il locale. Dapprima uno spuntino pessimo, presso un fast food nelle vicinanze, poi nel locale, nel quale diversi tavoli erano posti a semicerchio attorno ad una pedana da ballo ed un palco. Lo spettacolo presenta canzoni, esibizioni con artisti e il gruppo che suona dal vivo, con un audio veramente fastidioso al punto da non distinguere i vari strumenti musicali. Di Ahmed e le sue amiche nemmeno una traccia. Ritorno a casa in taxi.

 

Il Capitolio Nacional

 

La fabbrica di sigari Partagas

Al Bar Nautilus aaaaaaaaaaa

Il Barrìo Chino aaaaaaaaa

Alla Casa de la Musica aaaaa

Venerdì 21 aprile 2006

 L’AVANA – MARINA HEMINGWAY

Dopo aver preparato i bagagli, salutato i nostri ospiti, prendiamo un taxi per raggiungere Marina Hemingway, dove ci attende il catamarano per la nostra avventura marinara. Il taxi, costeggiando il mare, attraversa alcuni quartieri molto belli, fitti di case con bei giardini. Alle 10 siamo alla Marina, fatichiamo a trovare il catamarano OH LALA in quanto ormeggiato lungo un canale presumibilmente nel posto più economico. Incontriamo il nostro skipper Huber, che immediatamente ci informa delle difficoltà nell’avere il permesso per salpare, in quanto alcuni avvenimenti politici, hanno determinato un giro di vite contro i diportisti se non proprietari delle imbarcazioni, come nel nostro caso, in quanto il catamarano è proprietà di Liviana, una signora italiana di Bologna. Nelle vicinanze vi è un piccolo supermercato che svaligiamo per fare cambusa così pure uno più lontano. Prendiamo posizione in barca, assegnando i posti. Purtroppo Huber vuole occupare una cabina, per cui, lo spazio a disposizione è ridotto. Pranziamo con una bella insalatona di tonno, cipolle e pomodoro. Il caldo è intenso, nel pomeriggio facciamo un bagno in un canale vicino, sul bordo del quale vi è un’area attrezzata allo scopo. L’acqua è molto calda e piacevole. Verso le 18 Huber ci porta cattive notizie, dicendoci che la capitaneria ha negato il permesso di uscita rinviando il tutto a lunedì o martedì o a mai più. La disperazione ci coglie. Si decide di indire urgentemente una riunione di “gabinetto”, per decidere sul da farsi. La maggioranza è per un’imbarcazione alternativa in loco o presso un’altra marina, escludendo altre possibili soluzioni quali un tour itinerante dell’isola o un periodo di vacanza stanziale presso una località tipo Varadero. Il tutto ovviamente è in relazione alla disponibilità di Liviana. Numerosi e frenetici sono gli SMS dal cellulare di Giulio a quello di Liviana e viceversa. Il compromesso è cercare un’altra imbarcazione ad un prezzo ragionevole. Per fortuna Huber ha un amico a Cienfuegos, a circa 300 km di distanza dall’Avana, che fa lo skipper per un agenzia di charter. Contattato ci conferma la possibilità di noleggiare uno sloop adatto per il nostro equipaggio, per cui finalmente si riesce a smorzare la tensione per la quale la cena era stata molto nervosa e a base di biscotti e vino bianco. La nottata è infernale tra caldo, mosquitos e Giulio che, forse per la tensione, effettua dei “toccamenti” ad Aldo.

 

Il Catamarano OH LALA

 

Marina Hemingway

 

In barca al tramonto

 

Sabato 22 aprile 2006

 MARINA HEMINGWAY – CIENFUEGOS

Dopo gli ultimi preparativi, salutiamo Huber e partiamo alle 9,30, con buona parte della cambusa, con un furgone in direzione di Cienfuegos. Percorriamo per la maggior parte dei 300 km la carretera central, l’autostrada larghissima e pochissimo trafficata, che lasciamo a circa 70-80 km dalla meta. Il paesaggio è agricolo, per lo più coltivato a mais e a canna da zucchero con qualche frutteto. Verso Cienfuegos prevale la canna da zucchero, in questa stagione di piccole dimensioni. Raggiungiamo la Marina e non essendo presente il titolare dell’agenzia, pranziamo sulla terrazza di fronte al mare, una paella più cubana che spagnola e del pescado, che il cameriere, alla richiesta di che tipo fosse il pesce, risponde “bueno”. Dopopranzo contattiamo l’agenzia Platten, di proprietà del Sig. Platten, un tedesco trapiantato a Cuba, ci accordiamo sul barco, un Bavaria 47, sul prezzo, ma abbiamo difficoltà ad effettuare il pagamento (5.500 Euro) dall’Italia (da Liviana) in quanto è sabato. Finalmente quando tutto è sistemato, prendiamo possesso della barca, concludiamo i rifornimenti della cambusa, facendo una capatina in un agromercado, e finalmente ci rilassiamo. Arriva quindi il nostro skipper, Jesus, 52 anni, 2 figli, di Cienfuegos. Ceniamo a bordo con una megaspaghettata con pomodoro e cipolla. Dopocena, senza Gemmy, a bordo di un coche con cavallo, ce ne sono tantissimi a Cienfuegos (tanto lavoro per Veterinari), raggiungiamo una grande piazza dove si svolge uno spettacolo musicale in occasione della festa della cultura giovanile. Proseguendo oltre, entriamo in un cortile dove vi è uno spettacolo simil Tropicana di provincia, dove alcune chicas danzanti attraggono l’attenzione del gruppo. Terminato lo spettacolo, via al ballo con salsa che impazza, anche se Giulio e Gianni sostengono trattarsi di Mambo in quanto questa parola è citata nel ritornello. I dubbi vengono fugati da un signore, che scandalizzato alla nostra domanda, ci dice trattarsi ovviamente di salsa. Rientro alla barca, dopo esserci imbattuti in due chicas che conducono Giulio e Gianni ad ascoltare un po’ di musica disco cubana.

 

Domenica 23 aprile 2006

 CIENFUEGOS – CAYO SAL

Sveglia alle 8, Aldo e Gianni si recano ad un piccolo supermercato per le ultime spese, poi alle 10,30 finalmente si salpa attraversando la baia di Cienfuegos e raggiungendo l’oceano attraverso un braccio di mare molto stretto a difesa del quale campeggia il Castello de Jagua. Una volta in mare aperto stappiamo una bottiglia di spumante per festeggiare l’inizio della navigazione. Presto giungiamo sulla barriera corallina (recife), che costeggiamo a debita distanza. La navigazione è a motore per mancanza di vento. Con ottima attrezzatura da pesca al traino, subito peschiamo 2 grossi barracuda, che Jesus cura subito con perizia, eliminando testa e collo e filettando la carne. Ci fermiamo vicino alla barriera corallina per fare il primo bagno. Sotto acqua è un tripudio di vita e il corallo ospita numerosi pesci dai colori svariati. Comincia la pesca delle aragoste, subito Jesus ne pesca 3, poi viene toccato da una medusa e da il corallo de fuego, per cui ha una reazione molto intensa che Gianni riesce a tamponare con una serie di medicine. Anche Giulio e Roberto sono toccati da una medusa. Pranzo veloce a base di tonno pomodoro e cipolla. La navigazione nel pomeriggio continua a motore fino a raggiungere Cayo Sal, un piccolo cayo disabitato, nei pressi del quale caliamo l’ancora e dopo un piccolo bagno, ci godiamo il tramonto e ceniamo a base di filetti di barracuda con arroz preparati da Jesus che ora sta meglio. Dopo cena Lino racconta la sua avventura con la giustizia americana (ottobre 2005), quando passando con il rosso e causando un incidente negli States, fu portato e tenuto in carcere per più di un’ora e mezza. Siamo rapiti dal suo racconto e beviamo grandi quantità di rum bianco.

 

Lunedì 24 aprile 2006

CAYO SAL – CAYO LARGO

La nottata è buona e c’è anche un po’ di vento. Alle 9 partiamo dopo colazione alla volta di Cayo Largo. Arriviamo sulle splendide spiagge del cayo alle 12 e caliamo l’ancora nei pressi del canale di accesso alla marina, di fronte ad una spiaggia di sabbia finissima e bianchissima e in mezzo a un mare color verde smeraldo. Tuffi in un mare incredibile e a nuoto fino a riva, dove prendono il sole alcune ragazze in topless. Piccola passeggiata sulla spiaggia, poi tutti a bordo per mangiare la nostra prima aragosta fatta in tecia con il pomodoro e accompagnata da riso che Jesus prepara deliziosamente. Dopopranzo, attracco in marina, espletiamo le pratiche doganali con i poliziotti che salgono a bordo e ai quali usualmente si offre una buona birra, poi passeggiata nel borgo che circonda la marina e visita ad un centro di ripopolamento di tartarughe marine. Salutiamo la tartaruga decana, tale Maria di 60 anni di età e 90 kg di peso, poi torniamo alla barca per terminare la cambusa. Gemmy e Gianni scambiano lattine di Cuba Cola per birra, vengono obbligati a riportarle indietro e farsi dare un plateau di Bucanero e uno di Crystal. Jesus ci consiglia di passare la nottata alla fonda al di fuori della marina per evitare le terribili zanzare del luogo. Ceniamo con una pastasciutta con pomodoro e capperi preparata da Gianni e nel dopocena continuano i racconti delle disavventure di Lino con la giustizia, questa volta italiana. La notte è terribile, afa e mosquitos.

 

Martedì 25 aprile 2006

CAYO LARGO – CAYO ROSARIO – CAYO CANTILES

Sveglia alle 8 dopo una nottata di guerra con le zanzare, colazione con uova à la coque e caffelatte, quindi si torna alla marina per concludere le pratiche doganali e per i permessi di uscita. Dopo aver rifornito di acqua si parte uscendo attraverso un altro canale molto suggestivo, ricco di lingue di terra, mangrovie e uccelli acquatici. Raggiunta la barriera corallina, facciamo il bagno in acque molto belle e ricchissime di pesci. Continua la pesca delle aragoste e ad un tratto intravediamo uno squalo, posato sul fondo, immobile, della lunghezza circa di 2 metri. Nessuno si azzarda a disturbarlo. Jesus pesca altre 3 aragoste e una cernia, Giulio 2 aragoste, così come Lino. Jesus prepara giustamente aragosta e riso per pranzo. Poi un paio d’ore di andatura a vela, durante la quale peschiamo un bel pagello con la lenza, e quindi alle 16,30, arriviamo davanti alla bianchissima spiaggia di Cayo Rosario. Calato il dinghy in acqua, Aldo, Gianni, Giulio e Roberto raggiungono il cayo. La spiaggia è bellissima anche se con qualche rifiuto di plastica portato dal mare ed è incorniciata da una boscaglia di aghifoglie che somigliano a tamerici e di palme reali, che si estende a perdita d’occhio all’interno dell’isola. Sulla sabbia notiamo delle impronte particolari che presumibilmente sono di iguana. Sembra veramente di essere in un luogo al di fuori dal mondo e dove nessuno ha mai messo piede. Torniamo alla barca, Lino è andato a pesca con il fucile verso la barriera, ritorna, non ha preso niente soltanto una feroce insolazione. Riprendiamo la navigazione e intorno alle 19 caliamo l’ancora in un braccio d mare tra Cayo Rosario e Cayo Cantiles, facciamo il bagno e poi mangiamo il pagello al forno accompagnato da riso, molto buono. Argomento del dopocena: le donne, queste sconosciute! La distanza dell’ormeggio dalla costa (circa 3 miglia) ci salva dai mosquitos ed è più ventilato che a Cayo Largo con meno afa. Si dorme meglio anche se qualche marinaio comincia ad avere i segni di scottature da sole.

 

Mercoledì 26 aprile 2006

CAYO ROSARIO – CAYO CANTILES – CAYO AVALOS

Bagno alle 8,30 nelle tiepide acque di Cayo Rosario. Partenza alle 9 dopo colazione in direzione di Cayo Cantiles o Cayo delle scimmie. Sull’isola vi è una colonia di scimmie protette e accudite da alcuni guardiani che alloggiano una casetta nelle vicinanze di un piccolo attracco. Ci avviciniamo nella speranza di avvistare le scimmie, ma i guardiani ci dicono che le scimmie hanno già mangiato, sono ritornate nel bosco e non si faranno più vedere fino al giorno dopo. A poche miglia ci fermiamo in un tratto di recife nelle vicinanze di un isolotto circolare di corallo del diametro di circa 100 metri per un bagno e una partita di pesca. La scogliera corallina è piena di vita con migliaia di pesci che nuotano tranquilli e decine e decine di specie diverse. Probabilmente è la più bella immersione mai fatta di molti di noi. Jesus cattura 5 aragoste e 5 pesci (black swaper), Lino 1 aragosta. Interessante il modo con cui Jesus cura le aragoste, stacca la testa dall’addome, poi rompe un’antenna che infila nell’ano all’estremità della coda, estraendo l’ultimo tratto dell’intestino che elimina. Il piatto del giorno è code di aragoste infarinate e fritte accompagnate da arroz. Ripresa la navigazione, a motore per assenza di vento, raggiungiamo Cayo Avalos, dove al tramonto ormeggiamo a circa 2 miglia dalla costa e facciamo il bagno. Cena spaghetti al tonno. Dopocena con argomenti vari ed inconsistenti, poi a letto. Lino russa come una sega a nastro, Gianni cerca refrigerio sul ponte tra zanzare e fastidio da scottature solari.

 

Giovedì 27 aprile 2006

CAYO AVALOS – CAYO CAMPOS – CAYO HICACOS

Partenza alle 9,30 dopo una colazione con una frittata alle verdure miste (pomodoro, pimienton e peperoni) preparata dall’ottimo Jesus. Non c’è un alito di vento e a motore ci dirigiamo verso Cayo Campos passando davanti ai Cayos Aguardiente. Intorno alle 11 primo bagno attorno ad una barriera affiorante presso Cayo Campos, molto bella e con molti pesci colorati. Riprendiamo il viaggio a motore per poche miglia, altro bagno e altra pesca. Il fondale dove ci ancoriamo è poco profondo, ca 4 metri ed è di sabbia corallina bianchissima. Incrociamo una barca di pescatori, uniche forme di vita umana incontrate dopo Cayo Cantiles, che ci riportano al mondo vivente, considerato anche che i telefonini sono senza campo ormai da Cayo Largo. L’acqua ha un colore verde smeraldo acceso, la barriera è molto bella e piena di pesci coloratissimi. Lino becca un’aragosta con le mani, la porta sulla barca e lo posa in un secchio. L’astuto crostaceo che non ha ferite importanti, approfitta di un momento di distrazione dell’equipaggio per guadagnare la libertà. Lino non è convinto della storia e sospetta che l’aragosta abbia avuto dei complici. Mangiamo un’ottima zuppa di riso e cuveretas (marinati da Jesus la sera prima con sale e aceto) e un secondo piatto con cuveretas fritti, preparati al solito da Jesus. Dopopranzo si alza il vento, per cui usciamo al di fuori della barriera per navigare a vela e attorno alle 18 torniamo dentro al recife per attraccare per la notte nel canale tra Cayo Campos e Cayo Hicacos. Ci organizziamo per il quarto bagno della giornata. La scogliera è bellissima, non peschiamo niente perché abbiamo ancora una buona scorta di aragoste a bordo. Le ultime sette le mangiamo grigliate dall’ottimo Jesus, accompagnandole da cerveza Bucanero e da cerveza Crystal. Argomenti del dopocena: i Carabinieri, le barzellette e le pensioni future dei presenti.

 

Venerdì 28 aprile 2006

CAYO CAMPOS – CAYO MATIAS

La notte è tranquilla, ventilata e senza mosquitos. Partiamo a motore, usciamo dal recife, andiamo un paio di miglia al largo e troviamo una brezza vivace, per cui spegniamo il motore e andiamo a vela con velocità sui 7-7,5 nodi. Ci divertiamo a fare bordi senza una meta precisa. Alle 13 rientriamo nel recife nelle vicinanze di Cayo Matias, facciamo il bagno e andiamo a pesca. Giulio infilza una cernia con il tridente, Lino arpiona 2 aragoste. Alle 15 Gemmy e Roberto preparano 1 kg di spaghetti conditi da sugo preparato con la cernia e le aragoste. La spaghettata viene divorata. Sul tardi caliamo il tender e scendiamo sul cayo. Esploriamo una barca che, incagliata accidentalmente sul recife durante una tempesta, è stata scagliata sul cayo da un ciclone estivo. La spiaggia è ricoperta dalle mangrovie, alle spalle di esse aghifoglie e palme reali si addentrano nell’isola. Poco più in là vi è un grande cumulo di conchiglie di lambis svuotate del mollusco. Torniamo in barca dopo aver fatto delle belle foto al sole che tramonta. Saltiamo la cena e le discussioni riguardano gli sprechi negli acquisti dell’ULSS e la scarsa produttività del personale del pubblico impiego. C’è vento e Jesus cala una seconda ancora per sicurezza.

 

Sabato 29 aprile 2006

CAYO MATIAS – NUEVA GERONA (ISLA DE LA JUVENTUD)

Alla mattina partiamo in direzione dell’Isola della Gioventù, usciamo dalla barriera corallina, facciamo dei bordi con la presenza di un vento teso, poi, all’altezza della Punta de l’Este dell’Isola della Gioventù, rientriamo per attraversare da sud a nord la barriera delle Canarreos. Questo passaggio è molto difficoltoso e periglioso e numerosi sono i cayos celati da mangrovie. Jesus, lupo di quei mari, è molto attento, però le condizioni atmosferiche modificano continuamente la conformazione dei luoghi, in particolare gli uragani estivi. Jesus decide di farsi aiutare da alcuni uomini di una stazione di raccolta delle aragoste posta su una palafitta, ai quali chiede conferma della possibile rotta di attraversamento. La direzione è verso un canale tra due isolotti ricoperti di mangrovie. Con molta circospezione riusciamo ad arrivare al canale anche se ad un certo punto ci rendiamo conto di aver toccato leggermente il fondo sabbioso. Il passaggio nel canale è molto suggestivo tra due file di mangrovie. Finalmente si esce in mare aperto, tra la costa sud di Cuba e le Isole Canarreos. Qui la navigazione è a vela e con vento decisamente forte. Intanto i telefonini riprendono a funzionare e quindi ci ricollegano con il mondo reale. Ci fermiamo a nord dell’Isla, facciamo l’ultimo bagno in un basso fondale di sabbia, mangiamo e poi ripartiamo in direzione di Nueva Gerona. In lontananza vediamo il Presidio Modelo, il carcere dove fu rinchiuso per qualche anno Fidel prima della Rivoluzione, ora trasformato in museo. Per raggiungere la cittadina, percorriamo infine uno stretto canale di qualche miglio di lunghezza ed arriviamo a destinazione ormeggiando su una banchina vicino alla dogana. Inutile dire che la nostra è l’unica barca da diporto. La prima cosa che facciamo è espletare le pratiche burocratiche, poi subito dopo aver rifornito la barca di acqua, in quanto negli ultimi giorni vi è stato un rigido razionamento dell’acqua potabile, ci facciamo delle docce favolose, con tantissimo spreco di acqua. Ci prepariamo per la visita di Nueva Gerona e per cenare. Le vie attorno al porto sono a scacchiera e sono affiancate da portici. Una piazza molto grande accoglie un giardino centrale e su di un lato la chiesa, che non riusciamo a visitare in quanto chiusa. Lungo la via principale, troviamo un ragazzo di colore che attacca bottone con Giulio e ci accompagna in locale per gustare un mojito. Il locale ci piace e decidiamo di cenare lì, tutti scelgono piatti a base di carne. Ad un tratto mentre ceniamo, un gruppo di ragazze, senza tanti complimenti, si siedono accanto a noi, così che ognuno ha una chica a fianco, tranne Giulio che ha il maschio. Mariana, la chica di Aldo è di colore con 2 orecchini di bigiotteria a cerchio con dentro scritto “love”, quella di Gemmy è un incrocio cinese e cubano, molto accattivante, e lo apostrofa “cuarto bate” (è il giocatore più robusto della squadra di baseball, gioco nazionale di Cuba), quella di Gianni, di colore, è robusta e con un sederone, quella di Lino è una mulatta e ha due belle tette e quella di Roberto ha dei bei capelli. Le ragazze sono simpatiche e ci vogliono portare dopocena ad ascoltare musica cubana. Il luogo è una balera all’aperto, dove un gruppo musicale suona a ritmo di salsa e la gente balla e beve birra. Anche noi accenniamo qualche passo di salsa con le ragazze ma calpestiamo troppo i piedi e siamo goffi. Così ci consoliamo con la birra servita in bicchieri che in realtà sono il fondo di bottiglie di plastica di acqua minerale. Essi sono riciclati con lavaggio in un bidone di acqua. Più tardi usciamo e, salutate le ragazze, torniamo alla barca per un'ultima birra.

 

Domenica 30 aprile 2006

NUEVA GERONA (ISLA DE LA JUVENTUD) – L’AVANA

La mattina, dopo aver preparato i bagagli, facciamo colazione in città, poi a passeggio per le vie del centro curiosando tra negozi e bancarelle, giungendo fino all’ospedale cittadino per vedere in che stato di trova. Apparentemente in cattivo stato di conservazione esternamente, all’interno sembra abbastanza buono anche se vetusto, come pure l’ambulanza che staziona all’esterno. Continuiamo la passeggiata, ritroviamo una parte del gruppo delle ragazze della sera prima che stanno mangiando un gelato, arriviamo nella piazza centrale dove riposiamo un po’ e quindi torniamo alla barca, per aspettare i taxi che ci porteranno all’aeroporto. Così giunge il momento di lasciare la barca, salutare Jesus e partire. Un poliziotta di colore ci dice che vorrebbe venire via con noi, in particolare con Gemmy. Aldo le dice che Gemmy è un cuarto bate e lei chiede “comiendo o battendo?”. Il gruppo in coro esclama: “comiendo!”. Giungiamo all’aeroporto distante meno di 10 km dalla città. Le pratiche sono piuttosto lunghe e laboriose e inoltre non permettono di portare bottiglie a bordo e pertanto siamo costretti a metterle nei borsoni con il rischio che si rompano. L’aereo è veramente antiquato e grazie a Dio arriva all’Avana, in un aeroporto per i voli interni contiguo a quello internazionale “Josè Martì”, che comunque bisogna raggiungere in taxi. Dopo il check-in paghiamo la tassa di uscita e dopo un sandwich, l’ultima Bucanero, l’ultimo mojito e qualche occhiata ai negozi, ci imbarchiamo dopo una coda estenuante per i controlli documentali, quasi rischiando di perdere il volo per Parigi.

 

Lunedì 01 maggio 2006

L’AVANA – PARIGI - VENEZIA

Il volo Air France per fortuna è in orario così riusciamo a prendere il volo per Venezia che parte da lì a poco. Arriviamo in orario a Venezia per le 16,30, tranne Gianni e Lino che prendono il volo successivo e giungono un’ora dopo.

 

 

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